Fase 4: discussione della bozza del manifesto

 

Questa fase ha lo scopo di analizzare la bozza del Manifesto messa  a punto da Antonio Saccoccio sulla base dei prodotti delel fasi precedenti.

La bozza viene portata a conoscenza del network attraverso un messaggio “broadcast” (una funzionalità di NING che consente di comunicare con tutti i membri con un’unica azione). Ai membri viene spiegato il processo realizzato e viene chiesto loro un contributo di rifinitura del testo e del titolo.

In questa fase intervengono anche numerosi membri che non erano intervenuti prima, segno del crescente interesse che il network riserva a questa iniziativa.

Per questo passaggio sono attivate due discussioni, una per il testo ed una per il titolo.

La fase si apre l’otto di giugno per concludersi il 16.

Nelle due sotto-discussioni si hanno 155 contributi ed intervengono, oltre a parte di coloro che sono intervenuti precedenza,

 

Rita Lugaresi, Paolo Latella, Raffaella d’Amore , Margaret Smith, Luciana Guido, Maria Teresa di Palma, Paolo Citran, Carmela Tetta, Costantino Soudaz, Marina Piras, Valentina Piazza, Bruno Santoro, Gianfranco Zavalloni, Daniela de Dorigo, Clementina Crocco,   Sabrina Ravera

 

Numerose, anche in questa fase le nuove idee; nuove idee che – proprio perché portate da persone che non avevano partecipato alle fasi precedenti, in alcuni casi erano portatrici di tematiche già discusse, alcune già presenti, altre rielaborate, altre ancora, non accolte.

Alcuni contributi sono stati portatori di questioni non considerate in precedenza e che saranno prese in considerazione nella formulazione definitiva del “manifesto”.

Numerosi, anche, i suggerimenti per una formulazione del testo più chiara. Più comprensibile, più di impatto emotivo.

 

A qualche membro il manifesto pare eccessivamente idealista, buonista, pieno di buoni propositi, che non considera le reali condizioni in cui la scuola opera, poco coraggioso, una soluzione di compromesso, denso di retorica carducciana…..

Questi pareri consentono di percisare che il manifesto evidenzia dimensioni dell’agire professionale che sono poste sotto la responsabilità e governo dell’insegnante stesso.

 

Un suggerimento “di svolta” è quello che propone di articolare titolo e testo al plurale a sottolinera la dimensione collettiva dell’agire educativo e del “sentire” espresso nel manifesto stesso.

 

Tra i temi di cui si dovrebbe interessare il manifesto vengono indicati:

  • L’educazione al rispetto e la condivisione di regole
  • L’impegno, anche duro, richiesto agli studenti
  • L’impegno dell’insegnante stesso verso la propria formazione e qualificazione professionale e la dimssione sociale e collaborativa di questa azione
  • La salvaguardia della libertà di insegnamento
  • La tensione alla formazione del pensiero critico, riflessivo, plurale

 

Alcuni passagi della discussione suggeriscono una precisazione di cosa sia questo nostro lavoro

…. questo è un testo di principi, quei principi che sono ampiamente disattesi in tutto il sistema di istruzione italiano (peggiorando dalle primarie all'università) e senza i quali tutte le altre possibili osservazioni rimangono particolarismi destinati a lasciare il tempo che trovano.

Questo testo è un presa di coscienza e contempla una mutazione paradigmatica e non programmatica. Si basa cioè su una diversa e necessaria visione della realtà.
 Considerando ….tuttavia che questo non è un testo scientifico o tecnico, è un testo letterario, che deve arrivare all'anima delle persone, un manifesto culturale appunto non può e non potrà mai essere completo, tanto meno perfetto, deve solo arrivarti dentro per sapere se ci sei o non ci sei
non deve contemplare tutti i casi, deve arrivare e per questo basta una manciata di principi fondamentali, il resto, tutto il resto, ne discende, non è per addetti a i lavori, non è da capire è da sentire

 

 

Per la parte “titolo”, all’inzio dell’iniziativa si era imposto l’orientamento per la denominazione “giuramento” (forse, anche, per analogia con quello di Ippocrate) e associato a questo il nome di Socrate, certamente uno dei più grandi educatori della storia. Altri nomi erano stati scartati perché “compromessi” ideologicamente  e l’orientamento condiviso era quello di mantere il lavoro “laico” nei contenuti e nel nome.

La connotazione del lavoro come “giuramento”, che aveva riscontrato un certo favore aveva, anche, trovato presto delle posizioni contrarie, proprio per il significato associato al giurare. Altre argomentazione contrarie facevano riferimento all’inopportunità di indicare qualsiasi nome nel titolo e di associarci un personaggio del passato. L’orientamento emergente era per un titolo “moderno” attuale.

La contrarietà a “giuramento” è stata argomentata anche in termini etinologici citando quanto dice il l Devoto Oli; giurare: dichiarare la propria incondizionata e illimitata adesione a un fatto o a un proposito, chiamando a testimone la divinità o quanto ritenuto di più sacro e impegnativo.

 

Denominazioni emerse in diversi momenti sono state

Giuramento o patto di Socrate, Prospettiva, Cantiere, Codice, Negoziato, Promessa, Patto di Socrate, Statuto degli studenti e delle studentesse, Giuramento di Mentore, Prospettiva Socrate, Impegno di …, Giuramento per la scuola, Impegno docente per la scuola, Codice scuola, Il nostro impegno per il vostro futuro - Il patto dei docenti italiani per le nuove generazioni, Alla Scuola di Socrate. Il nostro impegno per il vostro futuro, Il Giuramento di Socrate. Il nostro impegno per il vostro futuro, Il patto dei docenti italiani per le nuove generazioni, Il patto dei docenti italiani de LSCF per le nuove generazioni , Giuramento del Corpo Insegnante, Impegno, Patto, Accordo, Intesa, Alleanza, Unione, Promessa, dichiarazione.

 

Nel corso dello svilupo dei contenuti e della redazione del testo aveva iniziato a farsi strada l’idea che al centro, anche del titolo ci fosse l’insegnante.

…. Credo che sia interessante però mettere in evidenza che l'insegnante non lavoro da solo. Io lo titolerei IL MANIFESTO DEI NUOVI INSEGNANTI.... e metterei tutto alla prima persona plurale. Il noi, anche da studi sulla comunicazione, è molto coinvolgente. Ti fa entrare dentro un discorso "insieme agli altri". In fondo la scuola è prima di tutto una "comunità educante".

 

La riflessione intorno a “insegnante” (plurale o singolare) porta ad una prima formulazione del titolo: “Il manifesto del nuovo insegnante”.

 

Messo in discussione l’aggettivo “nuovo”, viene proposto anche “vero”. Su “nuovo e “vero”:

…. l'aggettivo vero farebbe subito pensare ad un dovere morale di firma "se non firmo sarei allora un insegnante falso???" la cosa potrebbe creare di per sè un dibattito, una questione aperta...
La parola verità è una parola illuminante e storica, mentre la parola novità (a cui si allaccia l'aggettivo nuovo) è una parola che fa pensare ad un cambiamento e basta...noi si vogliamo portare novità ma nel solco del nostro quotidiano operato che come si è sempre detto affonda nella storia che è dentro di noi e nel solco delle leggi pedagogiche che sono scientifiche, oggettive e per l'appunto, storiche, date per acquisite, assolutamente mai messe in discussione e certamente non opinabili...

Si affaccia, anche, la proposta di un semplice “Manifesto degli insegnanti”, termine che viene ritenuto “pieno” e “forte”. Integrabile, anche, con “…. per la scuola” evidenziando l’attribuzione di “forza” del “per”.

Mi viene in mente una delle 10 leggi sella semplicità di John Maeda:
"Semplicità significa sottrarre l'ovvio e aggiungere il significativo". " 
Il Manifesto degli Insegnanti", semplice,conciso,significativo,emotivo. Non occorre neanche un sottotitolo.

 

La discussione segnala anche la proposta “Manifesto dell’insegnante rinnovato”. Dal Devoto Oli Rinnovamento: ottenimento di una condizione nuova, specialmente in senso culturale e spirituale, con l'idea implicita di un miglioramento e aggiornamento o, eventualmente, di parziale o totale sostituzione: r. degli studi, r. morale, politico; r. dei programmi scolastici.

 

Altre suggestioni:

Manifesto degli insegnanti in azione (= che si danno da fare, nell'oggi e nel futuro, ma anche immersi nell'azione educativa), e "Manifesto maestro - Manifesto dell'insegnante" (maestro è un termine che mi piace molto, "colui che ne sa più tra due", "guida"; il titolo alluderebbe inoltre anche al fatto che il Manifesto stesso fa da maestro, da guida; il sottotitolo è chiarificativo e disambigua, chiarendo che maestro non indica il docente della scuola primaria)

 

Una chiosa conclusiva della discussione prima del passaggio del testimone ad Antonio Saccoccio che con il consueto generoso impegno ed ingegno consegnerà al network e alla scuola italiana un testo memorabile, un pronunciamento che farà la storia di questi giorni (oscuri) della nostra scuola indicando la via della rinascita.

…. non mi pare che i principi citati dal manifesto siano nuovi ed inediti, sono principi di cui si avvlgono e si sono avvalsi insegnanti di tutte le epoche (o quasi) in modo spontaneo e gratuito sfidando anche regole di società più incivili della nostra. Il medico è medico, non nuovo, non giusto nè vero, è un professionista al servizio della scienza e dell'umanità
Ugualmente noi insegnanti siamo al servizio della società con l'obiettivo di migliorarla attraverso l'azione educativa dai principi e valori condivisi e da qui l'esigenza de manifesto.

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