Il manifesto commentato: punto 3

Insegnerò mediante la dimostrazione e l'esempio, il riconoscimento dei miei errori illuminerà il mio percorso.

Il commento a questo punto è subito fatto: inutile avere la pretesa di insegnare quel che non si fa…è una storia antica, un amo che non ha mai pescato nulla, siamo tutti vaccinati dai falsi profeti e dalla retorica delle belle ed ampollose sentenze.

Il bambino guarda al suo maestro con gli occhi di un bambino e si aspetta che il maestro faccia quello che dice.

Poi un giorno scopre che anche il maestro può sbagliare, anche il maestro non è infallibile; non solo, il maestro stesso s’avvede dei propri errori perché sa d’essere un essere umano come tutti e se vuole progredire sulla strada della riuscita didattica, si accorge anche che solo dal riconoscimento dei propri errori egli potrà dare un senso ed un continuo a tutto il proprio agire curriculare ed extra curriculare che fosse…

In questo senso l’ammissione dei propri errori permette il loro superamento, un cammino illuminato e non al buio.

Argomento, questo dell’insegnante che sbaglia, di non immediata comprensione. E' senz'altro imbarazzante presentarsi già con una macchia, è senz'altro antiaccademico presentarsi già con la possibilità dell'errore, è quantomeno complesso far comprendere al pubblico che non è del campo questo concetto di una semplicità estrema: "Io sono l'insegnante di vostro figlio ma sappiate che ammetto che non sono infallibile, quello che io non ammetto è che non mi si lasci fare il mio lavoro su cui non tergivesco..." Nel dire che anche un insegnante sbaglia, si intende esattamente dire che l’errore è la normalità dell'essere umano, non l’eccezione. Significa che tramite la ricerca del superamento dell’errore si procede nell’acquisizione del sapere. L'ammissione dell'errore è segno di professionalità e competenza, non di diminuzione o vergogna. Ma cosa è da intendersi esattamente per errore? prendo il vocabolario e leggo: l'errore è un allontanamento dal vero, dal giusto, ...Ecco perchè è sostanziale per gli insegnanti dichiarare il pericolo dell'errore che incombe nel loro mandato. Sbagliando sulla valutazione di esseri umani siamo come i medici che sbagliano sulle vite dei loro pazienti. Non per nulla loro hanno da sempre il loro giuramento, e nessuno lo ha mai trovato scandaloso ed inappropiato, anzi. Quello che vale per chi si occupa della salute del corpo vale anche per chi si occupa della salute dell'anima. Se il Ministero non ha mai potuto fornirci il nostro Giuramento, il nostro Manifesto d'intenti, ci abbiamo pensato noi, noi lo abbiamo fortemente voluto, e chi mai avrebbe dovuto pensarci??? e dopo tutto non siamo così tardivi se pensiamo che l'Istruzione pubblica ha solo centocinquant'anni (con la legge Casati nasce il Ministero dell'Istruzione dello Stato).

La nascita della rete ed il suo ingresso nella scuola ci ha dato una grande mano in questa nostra maturazione; informatizzazione della scuola ha significato anche maggiore possibilità di scambio, di interazione, di condivisione di risorse e di diffusione di idee....

Infine, per concludere il tema, quello che vale per l’alunno vale anche per il maestro che non è altro che un alunno diventato adulto e diventato dispensatore di vie aperte che costituiscono la ricerca del sapere. Diversamente non ci sarebbe bisogno di fare formazione continua, e questo vale per tutti i mestieri dinamici, in evoluzione, nessuno escluso, più che mai per l’insegnante che vive in mezzo alle scoperte continue, almeno così dovrebbe poter fare.... Certo, il maestro è anche e soprattutto il formatore, non un alunno qualunque, ma quello che si vuole sottolineare con questo punto è la struttura orizzontale dell’apprendimento e non verticistica.

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