Il manifesto di Simona Martini

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Da qualche giorno ormai avete cominciato a far circolare qualcosa di me...un video, un video realizzato sui 13 impegni, così mi piace chiamarli, che già molti insegnanti hanno sottoscritto e molti altri faranno, almeno lo spero. Sono una musicista, amo il mondo dell'analogico, l'arte, le immagini evocative, la musica, la poesia, la mia interpretazione del Manifesto è nata per vie tortuose, ma soprattutto su due piedi, un video fatto velocemente il giorno prima di partire per il Veneziacamp e finito in treno grazie ai validissimi e utilissimi consigli della mia amica Cristina. Vorrei spiegarvi l'interpretazione che ho dato ai punti partendo da semplici parole chiave.

1. Amo insegnare. Amo apprendere. Per questo motivo sono un insegnante.

Ho voluto lasciare il primo così com'è, senza nessuna immagine di modo che fosse leggibile e comprensibile, rimanesse sulla pagina come un marchio, lasciarlo scorrere a tratti era un modo per amplificare il tutto. Questo punto rappresenta per me il fondamento dell'impegno di ciascun insegnante: essere disposti a imparare, il che significa essere disposti a crescere, sì anche da adulti, e a riconoscere i propri errori.

2. Insegnerò per favorire in ogni modo possibile la meraviglia per il mondo che è innata nei miei alunni. Insegnerò per essere superato da loro. Il giorno in cui non ci riuscirò più cederò il mio posto ad uno di loro.

La meraviglia per il mondo sa un po' di Pascoli, ma è la realtà, non si può insegnare o imparare se non c'è la curiosità in atto, la sete di sapere, di scoprire...Molti insegnanti dimenticano che i ragazzi vogliono sapere, anche se così non sembra, e compito del docente dovrebbe essere quello di andare alla ricerca della "meraviglia per il mondo" che possiede chi ha di fronte, far scoprire i canali giusti per nuove strade verso la conoscenza e la consapevolezza di sé. Penso che l'immagine che ho scelto rappresenti a pieno questo concetto, uno sguardo che guarda in alto, verso un orizzonte senza confini, uno sguardo di apertura e disponibilità totale … gli insegnanti dovrebbero vederlo anche se non così palese.

3. Insegnerò mediante la dimostrazione e l'esempio, il riconoscimento dei miei errori illuminerà il mio percorso.

Noi insegnanti siamo disposti ad ammettere i nostri errori? Li cancelliamo o ci riflettiamo per poterli correggere la volta prossima? Lo ammetto: mi osservo continuamente quando insegno, di errori ne ho fatti tanti e ne farò...ma spesso ne parlo con i ragazzi, mi impegno sempre a dimostrare coerenza, mi impegno soprattutto a dimostrare e spiegare che l'errore è importante, non deve spaventare e non può essere punito. Confesso che l’immagine del mondo illuminato è un atto di leggera presunzione … prendiamolo come un incoraggiamento.

4. Accompagnerò i miei alunni alla scoperta della realtà che li circonda, assecondando e stimolando in ognuno di loro la curiosità e la ricerca, le domande e la passione.

La scuola deve poter dare gli strumenti giusti per andare oltre, per scoprire il mondo, per poter diventare autonomi, per poter costruire le proprie conoscenze partendo dalle conoscenze che in classe qualche insegnante ti ha soffiato in un orecchio; poi, fuori, i ragazzi sapranno quali sono le loro conoscenze. La figura del pesce che guizza nella casa del pesce vicino potrebbe essere riduttiva, ma se ci pensiamo bene la conoscenza nasce dall'apertura all'altro, cosa c'è di meglio che guizzare "nella casa dell'altro"?

5. Non potendo trasmettere ai miei studenti la verità, mi adopererò affinché vivano cercandola.

La verità...confesso che l'immagine non l'ho scelta io...sigh, ma mi ha convinto: l'impronta che ogni insegnante dovrebbe lasciare, l'impronta dalla quale si parte alla ricerca della propria verità...scuola di conoscenze e competenze...Spesso, in questi giorni, ho sentito parlare del fatto che i ragazzi imparano quello che ritengono gli sarà utile...un dito della mia pseudo verità? Magari. Vorrei impegnarmi per donarglielo.

6. Incoraggerò nei miei studenti l’impegno e la volontà di migliorarsi costantemente e di non rassegnarsi mai di fronte alle difficoltà. Io stesso provvederò a formarmi e aggiornarmi continuamente.

L'immagine del bimbo sotto il canestro è una delle mie preferite, a volte mi sento anch'io così. Cosa faccio? Come faccio? Avrò fatto bene? Riuscirò a farlo? Ritengo che la troppa sicurezza non paghi mai (anche se a volte la preferirei). Crescere significa superare ostacoli, ma oltrepassare i limiti...non vorrei parlare di motivazione, i paroloni non sono per me, sono una più d'azione che di parole...e ne ho scritte già troppe tutte insieme. Una cosa però vorrei aggiungere: le domande che l’insegnante si fa sono molto importanti, significa riflettere ed essere disposti a cambiare … meglio ancora se si ha qualcuno con il quale condividere queste domande e forse trovare anche risposte … ma questo verrà in seguito. Auguro a tutti gli insegnanti disposti a leggere questo testo di trovare dei colleghi che ascoltino le vostre domande, ma siate disposti ad ascoltare.

7. Farò in modo che la scuola sia il mondo, e non un carcere.

Scuola uguale mondo. A volte è difficile pensarlo, a volte le scuole sono così chiuse in se stesse!!! non solo per l'insegnamento, ma anche per le realtà scolastiche vere e proprie. Ho lavorato in scuole di montagna...e le montagne invalicabili non erano solo fuori...

8. Non trasmetterò ai miei studenti saperi rigidi e preconfezionati. La mia visione del mondo mi guiderà, ma non sarà mai legge per loro. Il dubbio e la critica saranno i pilastri della mia azione educativa.

Quando ho visto il triste gatto che il pesce ha costretto a vedere il suo modo di vedere il mondo, ho immaginato il silenzio, ho immaginato l'immobilità, ho immaginato la stupidità, ho ricordato le mie prime lezioni in classi che non conoscevo...dove non mi conoscevano "Ragazzi si parte con un brainstorming" mentre al centro della lavagna scrivevo una parola a lettere cubitali...ho ricordato ragazzi che mi guardavano perché pensavano all'ennesimo prof pazzo. Vorrei togliere il gatto da quell'ampolla. Insegnare a razionalizzare, riflettere, decidere...fino a che non faranno scacco matto, il loro scacco matto, della loro partita. L'immagine della finestra ha una storia a parte...ma non ve la racconterò: la finestra l'ho interpretata come apertura al mondo, completa apertura (doveva avere due ante come due grandi braccia aperte), ma si deve pur uscire da qualche luogo per andare nel mondo, questa finestra deve pur reggersi in qualche modo: l'insegnante deve costruire la finestra e la parete dove questa si apre e fare in modo che dopo una piccola spinta iniziale tiri un vento di curiosità e i ragazzi siano in grado di fotografare il mondo da quella finestra, ognuno con la propria prospettiva.


9. Promuoverò lo studio per la vita e contrasterò lo studio per il voto.


Quanto è difficile mettere i voti. Perché! Perché non significano nulla, non si può dire che un tuo alunno vale un 10 o un 4. In fin dei conti dobbiamo insegnare a vivere, vabbè ho esagerato: a "insegnarsi" a vivere.


10. Raccoglierò elementi di valutazione, rifiutando approcci semplicistici e meccanici che non tengano conto delle situazioni di partenza, dei progressi, dell’impegno e della crescita complessiva del singolo alunno.

Ho letto il decimo punto e...ho avuto dei dubbi. Ci ho messo un po' poi mi sono chiesta:"Come posso valutare, conoscere, aiutare...?" risposta: SOLO ATTRAVERSO IL DIALOGO ecco allora le immagini di vita scolastica quotidiana: l'insegnante con il gruppo, l'insegnante con un alunno...gli insegnanti parlano così con la classe o si rivolgono solo e sempre alla classe come gruppo? Gli insegnanti fanno parlare la classe? Tutti i ragazzi hanno la possibilità di parlare allo stesso modo, vengono ascoltati allo stesso modo? Credetemi, le realtà sono tante e diverse...a volte tristi...e quel che mi sembrava tanto normale, il dialogo, è stato demolito da storie di incomprensione , solitudine e mutismo, idee e fantasie con le ali tarpate.

11. Lotterò affinché la scuola sia la scuola di tutti, la scuola in cui ogni studente possa apprendere seguendo tempi e tragitti individuali. Farò in modo che i miei studenti mi scelgano e non mi subiscano.

Tengo particolarmente a questo punto, i ragazzi che si tengono per mano l'ho visto come un simbolo...solo attraverso l'altro possiamo conoscere noi stessi, scoprire quella che si chiama "zona cieca" e da questa conoscenza ripartire per il passo successivo, un percorso che forse non avrà mai fine. Affronto sempre a scuola questo argomento, l'identità, in prima media ma soprattutto in seconda quando i ragazzi affrontano lo studio della scoperta dell'America. La paura dell’altro, perché il confronto con l’altro ci fa scoprire realmente chi siamo, l’altro come uno specchio, no, non è vero che i ragazzi non lo capiscono, bastano pochi esempi pratici calati nella loro realtà quotidiana e un po’ di pazienza.  La conoscenza di noi stessi può condurre alla scelta di un cammino individuale. L'immagine delle orme sulla spiaggia non è triste, è solo esplicativa ed evocativa. Ma l'immagine che amo di più è quella del pianoforte, non perché sia una musicista, ma come avete notato è l'unica senza parole. Il pianoforte rappresenta le molteplici armonie dell'incontro tra diversità, sul pianoforte non c'è un tasto uguale all'altro eppure nel corso dei secoli e ancora oggi e in futuro vengono fuori da quello che viene considerato lo strumento per eccellenza armonie strepitose, alcune dissonanti, è vero, ma sono state insieme sullo stesso spartito con estimatori e non. Niente parole e il  perché...non ve lo dico :-) è personale.


12. Aiuterò i miei alunni a illuminare il futuro leggendo il passato e vivendo in pienezza il presente. Li aiuterò a stare nel mondo così com'è, ma non a subirlo lasciandolo così com'è.

Le frecce nel tempo sono fondamentali, importante è il continuo confronto tra le realtà temporali, accorgersi che noi non siamo solo quel che oggi siamo ma siamo perché qualcun altro è stato, la storia ci aiuta a comprendere il presente, a farci sentire più umanità. L’incontro tra passato e presente, l’ho visto come un passaggio di testimone, senza il quale non si può progettare, così ecco le due mani che si incontrano, una per imparare una per insegnare con l'esempio e la conoscenza.

13. Resterò fedele a questi punti in ogni momento della mia azione educativa, pronto ad affrontare e superare tutti gli ostacoli formali e burocratici che si presenteranno sulla mia strada.

Di nuovo la necessità di uno schermo libero. La parola chiave è FEDELE , volevo chiudere come avevo iniziato, rendere leggibile l’impegno. Infine un ostacolo, ma un ostacolo solitario e VALICABILE, era il minimo, come per dire che sarà difficile e qualche volta non saprai come fare, TU insegnante, magari solo, ma sfido chiunque a non saper saltare quell’ostacolo…
La strada da percorrere sarà lunga, difficile, ma penso che ce la possiamo fare.
Simona

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